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Civico 39

LAVORO DI SQUADRA

L’IMPORTANZA DI DOVE CI SI ALLENA

Dopo due anni di pandemia, che ci ha messo a dura prova sul fronte emotivo, economico e lavorativo, dovremmo soffermarci a riflettere su quello per cui ci alziamo tutte le mattine. I giapponesi chiamano ikigai lo scopo della propria vita, la coesione tra ciò che amiamo, ciò che serve nel mondo e quello in cui ognuno di noi riesce nel migliore dei modi.

Solo così riusciamo a sentirci pienamente appagati e soddisfatti in quello che facciamo. La domanda sorge spontanea: amiamo il nostro lavoro? Abbiamo una sensazione di benessere nel nostro ambiente lavorativo? Le risposte saranno sicuramente molte e varie ma forse non tutti sanno che la produttività del singolo, facente parte di un’azienda piccola o grande che sia, dipende maggiormente dalla qualità dell’ambiente di lavoro.

Si possono individuare due “stili” di vita lavorativa, denominati Teoria X e Teoria Y ideati da Douglas McGregor, psicologo e docente presso la MIT Sloan School of Management. Purtroppo in Italia è ancora predominante la Teoria X dove il lavoro è improntato sulla rigidità di osservare le regole e gli orari, spesso senza dare il giusto spazio alla creatività e organizzazione dei dipendenti. Più efficace e produttivo sarebbe per un’impresa ispirarsi invece alla Teoria Y, la quale rende partecipe e motiva il dipendente nell’organizzazione del lavoro giornaliero, lavorando per obiettivi e in squadra con una leadership che collabora fianco a fianco con i dipendenti.

L’importanza dell’ambiente lavorativo si trasmette soprattutto nei risultati che ogni lavoratore porta quotidianamente: possiamo dedurre quindi che la qualità del lavoro e quella dell’ambiente lavorativo sono strettamente correlati.

Ma c’è un modo per classificare il miglior luogo di lavoro?
Nel 2022 il Great Place to Work Institute, azienda di ricerca, consulenza e formazione a livello mondiale ha stipulato una classifica delle Migliori Aziende in cui lavorare in Italia in base al livello di benessere più alto percepito. Nella valutazione il peso dell’opinione dei lavoratori è pari al 75% del totale, il restante 25% dipende invece dalla valutazione del management.

Andiamo a vedere nel dettaglio cos’è che rende qualitativamente migliore un posto di lavoro.
Le dimensioni indagate dal Modello di Great Place to Work sono 5:

la credibilità
il rispetto
l’equità
l’orgoglio
la coesione

Mentre le prime tre riguardano la misurazione della fiducia dei dipendenti nel management, le ultime due invece valutano il rapporto dei dipendenti con il loro lavoro e con i colleghi.

Ma come tutto questo si traduce in un ambiente di lavoro che possa facilitare il benessere del lavoratore? e come questo si può tradurre in servizi e prodotti migliori per il cliente?
In primis l’ambiente deve trasmettere una sensazione positiva, che ci stimoli a dedicare nel migliore dei modi il tempo per le nostre mansioni lavorative. Inoltre un buon rapporto con il manager, tra gli aspetti più complessi e difficili da gestire in ogni impresa: infatti se si lavora in un ambiente ostile, freddo e distaccato anche dal punto di vista delle relazioni, risulta tutto meno piacevole e molto faticoso.

La cura dell’equilibrio lavorativo inevitabilmente è alla base per una performance aziendale migliore, in particolar modo dove viene riconosciuto e apprezzato l’operato altrui, riponendo fiducia e ponendo sempre nuovi stimoli ai propri collaboratori, l’output che ne deriva (sia esso un prodotto oppure un servizio) risulta permeato di tutti quei valori e della positività dell’ambiente in cui è ideato, progettato e realizzato.

Ma tutto questo dipende esclusivamente dall’imprenditore, che possiamo paragonare ad un allenatore sportivo, oppure dipende anche dai singoli giocatori?
Riflettiamo ora su chi porta avanti le aziende, piccole o grandi che siano.
Non siamo noi che tutte le mattine ci rechiamo a lavoro per la produttività e l’organizzazione aziendale?
Allora dovremmo farlo quanto meno in un ambiente che ci riconosca come persone e come lavoratori attivi e partecipi, guidati da un coach che conosca e valorizzi le doti dei propri giocatori.

Solo così ci sentiremo parte di una squadra e solo lavorando con passione e determinazione la nostra sarà una “squadra vincente”.